Untangling the Sea: dalle reti fantasma a un modello concreto per proteggere il mare

Mathia Coco, Riccio Blu

Un progetto in Sicilia pone le basi per proporre una gestione sistemica delle reti da pesca dismesse, abbandonate e disperse in mare, coinvolgendo pescatori, subacquei, artigiani, istituzioni e altri portatori di interesse.

La perdita e l’abbandono delle attrezzature da pesca sono tra le principali cause di inquinamento in mare e una sfida crescente per la gestione delle risorse ittiche. Le reti, realizzate in plastica possono persistere in mare per decenni, trasformandosi in “reti fantasma” che intrappolano la fauna e danneggiano gli habitat, mettendo a rischio gli ecosistemi, la sicurezza in mare e le economie costiere.

Il progetto Untangling the Sea – Destinazione Rifiuti Zero Sicilia, realizzato da Sicily Environment Fund in collaborazione con Abyss Clean Up e CNR-IGAG, e reso possibile dal sostegno di TUI Care Foundation, ha valutato nel primo anno una strategia integrata di economia circolare per la gestione degli attrezzi da pesca e ha contribuito ad avviare una rete regionale di stakeholder impegnati nel contrasto di questa minaccia.

Igor D’India, documentarista e presidente dell’associazione Abyss Cleanup, ha affermato: “In Sicilia il fenomeno è aggravato da infrastrutture portuali insufficienti, scarsa tracciabilità delle attrezzature, alti costi di smaltimento e procedure complesse per rimuovere i rifiuti marini. A questo si aggiungono pratiche di pesca illegale e l’assenza di sistemi coordinati per monitoraggio e recupero. Ormai questo fenomeno comincia a essere più conosciuto anche grazie al continuo lavoro di sensibilizzazione che fanno associazioni no profit e volontari in tutta Italia. Ma siamo ancora ben lontani dal capire l’entità del danno che stiamo facendo al mare e a noi stessi. Durante le esplorazioni e le operazioni di raccolta rifiuti abbiamo trovato davvero di tutto, fra reti e altri attrezzi da pesca”. 

Sono stati coinvolti centri subacquei per il recupero delle reti da pesca disperse; cooperative di pesca per un confronto sulle pratiche di gestione degli attrezzi da pesca; ricercatori per la valutazione degli impatti ambientali; artigiani e designer per esplorare soluzioni di riutilizzo e recupero; comunità locali e turisti per attività di sensibilizzazione; e autorità pubbliche per definire un modello di gestione responsabile.

Durante il progetto sono stati raccolti e smaltiti circa 800 kg di reti fantasma, ma l’iniziativa ha anche contribuito a ridefinire il tema, superando la logica dell’emergenza isolata e promuovendo una visione sistemica per la prevenzione e gestione responsabile: un problema complesso da analizzare e governare, ma anche una sfida culturale, normativa e organizzativa che richiede risposte strutturate.

Il progetto ha valorizzato il riuso artigianale delle reti dismesse sviluppando diversi prototipi. Se intercettate prima del degrado, le reti possono infatti diventare materia prima per micro-filiere locali promuovendo artigianato, creatività e imprenditorialità, una risposta strategica importante per rafforzare il legame tra mare, territorio e cultura materiale.

A seguito di consultazioni con ricercatori, legali ambientali, istituzioni e stakeholder locali, è stato elaborato un Policy Brief che analizza il ciclo di vita delle reti da pesca, il quadro normativo, e un modello di economia circolare delle reti da pesca. Particolare attenzione è dedicata alla Legge Salvamare, che ha introdotto misure innovative a livello nazionale per la gestione dei rifiuti accidentalmente pescati o volontariamente raccolti, ma la cui piena attuazione è subordinata all’emanazione di decreti ministeriali non ancora adottati.

Gaia Agnello, Direttrice di Sicily Environment Fund, ha dichiarato: “Con il progetto abbiamo proposto raccomandazioni concrete per una gestione più responsabile delle reti da pesca basata sulla prevenzione e sull’economia circolare. Un lavoro costruito insieme al territorio, che punta ad agire prima che le reti diventino un problema, con l’auspicio che queste proposte possano orientare le future scelte politiche a beneficio del mare e delle comunità costiere.

A livello regionale si punta soprattutto su prevenzione della dispersione, infrastrutture dedicate alla raccolta e al conferimento, riuso e riciclo, e coordinamento tra enti e stakeholder locali. A livello nazionale, si sollecitano chiarezza normativa, semplificazione amministrativa e piena applicazione della Legge Salvamare, per garantire interventi più efficaci e sostenibili.

Il progetto, e in particolare il Policy Brief, si propone come strumento guida, per trasformare le buone intenzioni in soluzioni praticabili, efficaci e durature, mostrando come la prevenzione e la corretta gestione del fine vita degli attrezzi da pesca, siano condizioni indispensabili per costruire filiere circolari credibili per la trasformazione dei rifiuti in risorsa.

Il Video del Progetto a cura di Igor D’India, Presidente Abyss Cleanup, restituisce il lato più umano del lavoro svolto, dando voce ai pescatori, ai partner e ai territori coinvolti.

Mathia Coco, Riccio Blu
Mathia Coco, Riccio Blu